Recensioni

Di Virginia Murru

‘I cocci dell’anima’, è il secondo romanzo di Cristian Marrosu, giovane scrittore nuorese, leggendolo si ha l’impressione che egli non sia agli esordi della sua attività letteraria, il suo è uno stile maturo, sa già come muoversi nei labirinti linguistici della narrazione.

E’ un raccontare limpido, senza nodi sintattici, la storia è ben costruita.

Il titolo è già allusivo di un tema non semplice da trattare, indagare l’anima di una persona è come intraprendere un viaggio che ha davanti strade con lunghe prospettive, a volte agevoli, altre impercorribili, proprio per via di quell’alone di mistero che circonda l’animo umano.

Cristian si è introdotto in questo tunnel poco illuminato, e si è inoltrato in profondità, svelando scenari intimi dei personaggi che sarebbero rimasti in ombra senza quella finissima indagine psicologica, estremizzata in qualche punto della storia, ma necessaria per comprenderne il senso.

Il mondo dell’anima è affascinante, un ‘luogo’ dell’esistenza di ognuno, dove si può essere liberi o asserviti a realtà non semplici da definire e analizzare. L’anima è tutto quello che un essere umano è e sa essere, la verità di un uomo vista in 3D.

Questo è stato l’arduo fine che si è proposto Cristian, portare il lettore il più vicino possibile alle periferie dell’anima; i risultati di questa indagine introspettiva dei personaggi gli danno ragione.

Un lavoro di ricerca interiore dunque, che non è peraltro una semplice sequenza di accadimenti nel vestibolo di un mondo sommerso, dove una storia di sentimenti talora controversi, presenta un crocevia d’emozioni fortissime, colpi di scena che rendono la lettura avvincente. Certamente l’autore ha efficacemente ‘tessuto’ la trama del romanzo, in maniera che il lettore si trovasse in qualche modo ‘imbrigliato’, coinvolto, non di rado spettatore in prima fila di realtà vissute in prima persona o indirettamente conosciute attraverso il suo iter di esperienze.

Dietro le quinte di questa storia c’è un destino avaro, ambiguo e talvolta perfino funesto, che agita gli animi e li muove secondo una logica contraria alle aspettative dei protagonisti, con pause di leggerezza e speranza, che in definitiva si rivelano miraggi nel cerchio ineluttabile della loro solitudine.

E’ proprio una storia di solitudini, ed è questa condizione psicologica e morale a renderli vulnerabili agli strali della sorte. Quando la svolta, dopo tante traversie, sembra dietro i cancelli di una sospirata libertà, è allora che i due ragazzi vengono beffati, travolti nelle contorte e misteriose maglie degli eventi umani.

E’ Claire la più indifesa dei due, chiusa in una roccaforte di valori che diventeranno la sua prigione, soggiogata da una scelta non ponderata e da un compagno di vita che le preclude ogni via d’uscita, rivelando tratti di personalità ambigua, a volte sconcertante.

La giovane donna non sa spiegarsi le ragioni dell’indifferenza che si agita in quelle pareti e si addensa come una nube che tutto oscura, lasciandola in un vortice d’interrogativi, domande alle quali ossessivamente chiede troppo. Non saranno le risposte, che in qualche modo già conosce, a rappresentare la chiave della fuga..

Nulla filtra in quei muri sordi ai richiami accattivanti di una vita che presenta le sue istanze; è praticamente una trincea che ogni giorno si serve della sua intransigenza quale alibi per trattenerla in quel microcosmo cieco, nel quale si respira l’aria tossica di due vite sbagliate.

Claire non cede all’arresa, chiede rivolgimenti che mettano fine alle sue angosce, ma non intende accettare che l’unica salvezza è un approdo più saldo, fuori da quella casa nella quale la fine, dopo un lungo contenzioso, ha già espresso il suo verdetto, anche per lei. La sua ostinazione è forse orgoglio, comunque insensato in quella circostanza.

E’ l’insicurezza di lei, quel suo bastare a se stessa, il deterrente per aprire un fronte in quel buio, e nemmeno quando si ritroverà nella sua strada l’uomo giusto, nemmeno quando sentirà d’essere amata davvero, troverà il coraggio di prendere le redini e passare oltre le spire dell’impotenza.

Ormai la sua anima, così ben descritta e inquisita dall’autore, è talmente fradicia di negatività, d’impedimenti morali, che la inchiodano a principi senza più una logica – dal momento che il vincolo col marito è tenuto irriducibilmente saldo solo da lei – da non avere la lucidità indispensabile per rivoltarsi contro la sua solitudine.

La felicità di quell’incontro fortuito con Max, è oltre quelle mura ostili, ma sceglie la rinuncia, allontanandolo dalla sua vita come fosse un ostacolo al suo inspiegabile desiderio di celarsi in quella metamorfosi insidiosa, che annulla anche la speranza di una svolta.

La sofferenza del ragazzo sarà lacerante, anch’egli viene da un percorso sbagliato, e a sua volta, senza una ragione ben definita, ha lasciato la moglie, donna peraltro molto amata.

Sono questi gli incroci inesorabili delle vicende narrate: tutto avviene al di là di loro, ed è quasi logico chiedersi se nelle vicissitudini umane ci sia un riscontro di scelta o volontà, oppure siamo tutti fili di un burattinaio che forse impropriamente chiamiamo sorte, destino.

Questo è l’inquietante interrogativo, al quale è difficile rispondere.

Forse bisogna avere talento e attitudine alla vita, sentirsi dentro la scena e rispondere sempre in modo positivo alle ‘chiamate’. Forse..

Allorché questo flusso di negatività viene risolto in coraggio, determinazione a spezzare le catene di un’unione priva di senso, si assiste all’ultimo infido ‘tranello’ che porta il lettore a riflettere all’estrema aleatorietà della vita. Come ci trovassimo tutti numeri anonimi di una roulette, si può vincere o perdere tutto nella grande scommessa, dove a giocare per noi sono altre forze, verso le quali non abbiamo mai sviluppato una buona immunità.

(Virginia Murru)

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